Sostare nel non sapere

C'è un momento in cui non sappiamo più chi siamo: l'ego si dissolve e ci coglie un senso di disorientamento misto a paura. La reazione automatica vorrebbe ripristinare subito l'abituale, il conosciuto, l'«io sono questo».

Si può sperimentare di non farlo. Coltivare con intenzione la curiosità, esplorare e indagare quel senso di vuoto invece di riempirlo all'istante.

Si può tollerare di sostare nel non sapere: non sapere chi sono, come mi comporterò. Abituarsi a galleggiare per qualche attimo senza ripristinare il solito costrutto identitario, e attendere che qualcosa emerga dal campo esperienziale in cui siamo immersi.

Si riemerge quando qualcosa di sensoriale riporta a sentire: come sto, chi sono, dove sono, con chi sono. E gradualmente si impara a riempire quel vuoto con una risposta che, ogni volta, apra al cambiamento.