Non so più chi sono

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Riflessioni dopo la lettura di Alan W. Watts, «La saggezza del dubbio».

Non so più chi sono, inteso come Io identificato e solidificato, da quando — sempre più — ho iniziato a osservare, notare e percepire la realtà che mi si presenta davanti, che sia la natura piuttosto che una conversazione con qualcuno, come qualcosa di liquido e inafferrabile in perenne mutamento. Niente perdura per come ci appare: esiste in quella forma o modalità solo in quell'istante, ma la nostra mente su quell'istante costruisce una storia, una narrazione, un giudizio, una relazione, un passato o un futuro.

E l'Io preferisce — per convenzione, per paura o protezione — attaccarsi a quella narrazione per non sentirsi continuamente disorientato.

Esiste certo una realtà del momento presente, esiste un sé in quel momento che attraverso i sensi del corpo e la mente coglie una percezione della realtà, ma questa non è identificabile nell'Io personificato.

Tutto ciò non comporta una percezione duale della realtà, che è sempre ineluttabilmente effimera.

Non ci piace essere consapevoli di questa condizione perché non vogliamo “non essere”, ma questa è la verità ultima.

Il sé è un ordine in continua modificazione e rinnovamento, e lo possiamo trovare solo nel caos apparente.